Ayrton Senna da Silva

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01Ayrton Senna


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Ayrton Senna da Silva (San Paolo, 21 marzo 1960 – Bologna, 1º maggio 1994) è stato un pilota automobilistico brasiliano, tre volte Campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991.

Considerato uno dei piloti di Formula 1 più forti di tutti i tempi, si è dimostrato un campione assoluto in condizioni di asciutto, ma anche e soprattutto sul bagnato, riuscendo spesso in imprese entusiasmanti.

Coniugava la capacità di portare al limite la propria monoposto con una grande sensibilità nella messa a punto e nella scelta degli pneumatici.

Particolarmente veloce sul giro in prova, Senna è stato il pilota ad avere ottenuto più pole position in rapporto ai Gran Premi disputati, ed è il terzo pilota in classifica per numero di vittorie dietro a Michael Schumacher (91) e Alain Prost.

Morì in seguito a un incidente nel Gran Premio di San Marino 1994.

Carriera

Le formule minori

Figlio di famiglia benestante, Senna ebbe la possibilità di avvicinarsi precocemente al mondo dell'automobilismo, cominciando a gareggiare nei kart all'età di tredici anni con un Parilla 100 cc. a Interlagos grazie al primo istruttore Lucio Pascual (detto Tsche), vincendo all'esordio e conquistando nello stesso anno, il 1973, il Campionato Junior.

10Kart

Nel 1977 e nel 1978 vince il Campionato Sudamericano di categoria e dal 1978 per quattro volte consecutive quello brasiliano.

Sbarcato in Italia, con i colori della Dap è protagonista dei campionati mondiali del 1979 e del 1980, sfiorando entrambe le volte la conquista del titolo.

Nel 1981 esordisce in Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen: li vince entrambi totalizzando 12 vittorie, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare.

11Ford 1600

L'anno seguente passa alla Formula Ford 2000, disputando sia il campionato britannico Pace British sia l'Europeo EFDA: li vince entrambi aggiudicandosi 21 vittorie, 15 pole e 22 giri veloci su 29 gare.

12Ford2000

A fine stagione esordisce nell'ultima prova del difficile Campionato Britannico di Formula 3 conquistando incredibilmente pole, vittoria e giro più veloce.

13Formula3

Nel 1983 si schiera al via del Campionato Britannico F3 con una Ralt-Toyota del team West Surrey Racing e lo vince grazie a 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci su 20 gare. A fine stagione partecipa alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macao nella quale si confrontano tutti i più forti piloti della categoria: parte dalla pole, domina entrambe le manches e segna il giro veloce.

14Campionato Britannico F3

È di quest'anno la decisione di adottare il cognome materno Senna al posto del paterno Da Silva usato sino all'anno precedente, in quanto meno comune del diffusissimo Da Silva; tuttavia quell'anno vennero usati entrambi i cognomi per riferirsi a lui.

Formula 1

L'arrivo in Formula 1 con la Toleman

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Dopo questa eccellente trafila nelle formule minori Senna esordisce in Formula 1 nel Gran Premio del Brasile 1984 su Toleman-Hart.

Nel corso della sua prima stagione diede subito prova di un talento eccezionale, cogliendo per la piccola scuderia inglese risultati mai registrati prima; su tutti il clamoroso secondo posto nel Gran Premio di Monaco, disputatosi sotto un diluvio.

La gara venne interrotta proprio per l'enorme quantità di acqua che inondava la pista, e ad Ayrton (che stava recuperando oltre sei secondi a giro su Alain Prost) venne negata una vittoria che ormai sembrava sicura.

Già in questa gara si manifestarono quindi due costanti della sua carriera: il duello col pilota transalpino e la sua abilità sotto la pioggia. Chiuse il primo Campionato Mondiale F1 al 9º posto, conquistando, oltre a quello di Montecarlo, altri due podi in Gran Bretagna e Portogallo. Risale al 1984 anche l'unica mancata qualificazione di Senna, proprio a Imola, sul circuito dove dieci anni dopo perderà la vita.

Il passaggio alla Lotus

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Tra le varie scuderie che misero gli occhi su di lui, fu la Lotus a ingaggiarlo per il 1985.

Alla seconda gara con il team inglese, Senna ottenne subito la vittoria nel Gran Premio di Portogallo, anche questo disputatosi sotto una pioggia torrenziale, dimostrando ancora una volta il suo straordinario talento in condizioni estreme.

Nel corso della stagione Senna diede esempio di quello che sarebbe stato il punto forte della sua carriera, ossia la velocità nel giro in prova. Ben 7 le pole position conquistate in questa stagione (grazie anche, va detto, alla bontà del motore turbo Renault che in prova non soffriva delle limitazioni al consumo), il più delle volte, però, vanificate da ritiri per guasti meccanici oppure per panne di benzina (in quel periodo il regolamento limitava il quantitativo di benzina disponibile).

Senna rimase con la Lotus per tre stagioni, l'ultima delle quali (il 1987), disputata con motori Honda, segnò l'inizio della lunga e proficua collaborazione col motorista giapponese.

Il talento di Senna, però, non era espresso compiutamente in Lotus, team che gli consentiva di ben figurare, ma non di poter raggiungere l'obiettivo per il quale il brasiliano correva: il titolo mondiale. Pertanto, dopo 3 stagioni, concluse due volte al quarto e una al terzo posto nel Mondiale e impreziosite da 16 pole, 6 Gp vinti e altrettanti giri veloci, Senna abbandonò la Lotus per la ben più competitiva McLaren, che proprio a partire dal 1988 avrebbe avuto i motori Honda.

La consacrazione in McLaren

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1988

In McLaren, Senna trovò come compagno di squadra "il Professore" Prost, con il quale cominciò ben presto una rivalità destinata a segnare la Formula 1. La McLaren-Honda MP4/4 era una vettura eccezionale e questo consentì ai suoi due piloti di dominare il campionato in lungo e in largo, aggiudicandosi ben 15 dei 16 gran premi in programma.

Significativo l'episodio del Gran Premio di Monaco: Senna si ritirò per incidente alla curva del Portier mentre era al comando con ampio margine su Alain Prost.

Senna, con 8 vittorie e ben 13 pole (all'epoca record assoluto), riuscì a coronare il sogno di aggiudicarsi il titolo Mondiale di Formula 1, con una gara d'anticipo, a Suzuka in Giappone. Sulla pista giapponese Ayrton disputò una delle più belle gare della sua carriera: pur avendo conquistato la pole, infatti, il brasiliano fu costretto per causa di un'esitazione alla partenza, al recupero da metà schieramento.

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La rimonta su Prost fu straordinaria e si concretizzò al 28º giro, con un sorpasso memorabile. Senna, quindi, vinse il titolo pur ottenendo meno punti totali di Prost, grazie al sistema degli scarti, che imponeva di considerare validi per il mondiale soltanto i migliori 11 piazzamenti; questa regola sarebbe stata rimossa nel 1991.

Fu proprio durante questa stagione che cominciò ad accendersi la rivalità con il compagno di squadra; al Gran Premio del Portogallo, mentre i due duellavano per la testa della corsa, Senna venne accusato da Prost di averlo chiuso verso il muretto e il transalpino giudicò la manovra leziosa e pericolosa.

1989

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Il 1989 cominciò sulla falsariga dell'anno precedente con un dominio netto della scuderia inglese e con Senna protagonista di 3 vittorie nelle prime 4 gare; proprio in occasione del Gran Premio di San Marino la rivalità con Prost si fece ancor più accentuata.

Tra i due piloti vi era, infatti, l'accordo di non superarsi durante il primo giro della corsa; Senna violò il patto e vinse la gara causando la furia di Prost al termine della gara.

Nei Gran Premi successivi, però, la McLaren MP4/5 evidenziò qualche debolezza dal punto di vista dell'affidabilità, che costrinse soprattutto Senna a diversi ritiri, favorendo indirettamente Prost.

A due gare dalla fine il francese aveva 16 punti di vantaggio e la mancata vittoria del compagno di squadra in una delle ultime corse gli avrebbe garantito la conquista del campionato.

Durante il Gran Premio del Giappone, a sei giri dalla fine, i due contendenti al titolo si ritrovarono a lottare per la prima posizione quando Prost chiuse la traiettoria a Senna durante un tentativo di sorpasso di quest'ultimo.

Si trattò di una manovra molto discussa che ancora oggi non mette d'accordo i sostenitori dei due piloti: effettivamente, a termini di regolamento, Prost aveva diritto di traiettoria, avendo il muso della macchina più avanti di quello dell'avversario, ma la sua decisa sterzata anticipata sembrò, come evidenziato dalle immagini della corsa, una manovra volta a generare l'incidente.

Prost terminò lì la propria gara, Senna invece ripartì grazie a una spinta dei commissari, e attraversando la chicane rientrò in gara, pur con l'ala anteriore danneggiata per il contatto col francese.

Dopo la sosta ai box e una veloce rimonta Senna riuscì a tagliare per primo il traguardo, dopo aver superato Alessandro Nannini nello stesso punto del tracciato e con una manovra analoga a quella tentata con Prost.

Il brasiliano venne, però, squalificato dai commissari di gara per essere rientrato in pista tagliando la chicane.

Alessandro Nannini vinse quindi la sua unica gara in carriera e Prost poté fregiarsi del suo terzo alloro mondiale.

L'episodio inasprì definitivamente i già compromessi rapporti che Senna aveva col compagno di squadra e con tutta la federazione, a quel tempo retta da Jean-Marie Balestre.

Seguirono una serie di polemiche durante tutto l'inverno dell'anno: Senna, profondamente rattristato e scoraggiato, considerò il ritiro dalle corse, parlando di cospirazione ordita dal Presidente della FIA nei suoi confronti, mentre la Federazione minacciò al brasiliano la revoca della superlicenza per guidare in F1 e gli venne inflitta una squalifica di sei mesi con la condizionale.

1990

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Senna ebbe modo di restituire il torto subito durante l'anno successivo.

Prost era passato alla Ferrari, ma la stagione 1990 non cambiò la trama, con i due sempre in accanita lotta tra di loro.

Il copione si ribaltò: Senna arrivò in Giappone in vantaggio di classifica, ma col rivale in recupero. Partito al palo, fu bruciato da Prost in partenza, complice la pista più sporca dal lato della pole.

Alla prima curva Prost chiuse la traiettoria, avendo ampio margine su Senna, che a sua volta, ritardando volontariamente la frenata (come avrebbe ammesso qualche anno più tardi) speronò il francese.

Entrambi finirono fuori gara (commentando a caldo l'episodio, Senna disse: «A volte le gare finiscono a sei giri dal termine, a volte alla prima curva», alludendo all'episodio dell'anno precedente che al contrario penalizzò lui anziché Prost).

Il brasiliano era Campione del Mondo per la seconda volta.

1991

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Per la stagione 1991 la Honda decide di abbandonare il collaudato V10 e cominciare lo sviluppo del V12, credendo che quest'ultimo fosse il frazionamento vincente.

La stagione parte bene, con 4 vittorie consecutive di Senna, ma quest'ultimo invita alla prudenza e sprona la propria squadra e la Honda a velocizzare lo sviluppo, lamentando alcune carenze.

Il cambio di motorizzazione infatti, oltre a creare problemi di affidabilità, produce problemi di bilanciamento vettura.

Le vittorie iniziali sono favorite dal calo di competitività della Ferrari e soprattutto dall'inaffidabilità della rivale Williams, che sta sviluppando il cambio al volante e la nuova motorizzazione Renault.

Non appena la Williams risolve i propri problemi, escono i veri valori in campo. Senna cerca come può di tamponare lo strapotere dell'eccezionale FW14.

Al GP di Ungheria la Shell fornisce alla McLaren una speciale benzina che consente di ritrovare un po' di competitività, garantendo a Senna un'importantissima vittoria.

A Spa la vittoria è frutto nuovamente del ritiro degli avversari.

La svolta decisiva avviene in Portogallo, dove la Williams getta una facile vittoria sbagliando completamente il pitstop (viene avvitata male la ruota posteriore), allontanandosi dal sogno mondiale.

A Suzuka un errore di Mansell apre la strada al terzo titolo mondiale di Senna, che arriva con una gara d'anticipo.

1992

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Nel 1992 Senna e la McLaren nulla possono contro la Williams FW14B, dotata di sospensioni attive.

Nelle prime 5 gare il brasiliano arriva al traguardo solo due volte, terzo in Sudafrica e Imola, dimostrando i problemi di competitività e affidabilità della monoposto di Woking.

Il tempo perso per risolvere i problemi, la tardiva introduzione del cambio al volante, e la scelta rivelatasi sbagliata dell'Honda V12, hanno impedito a Senna di lottare per il titolo.

La stagione termina con soli tre successi (Monaco, Budapest e Monza) e relega Senna al 4º posto in classifica, superato anche dall'astro nascente Michael Schumacher.

Resta però memorabile un episodio che testimonia la grande umanità di Ayrton Senna: durante le prove del Gran Premio del Belgio a seguito di un incidente, la Ligier del pilota francese Erik Comas carambola a centro pista e il pilota sviene col motore acceso.

Il primo pilota a fermarsi è Ayrton Senna.

Rischiando la vita, spegne il motore e raddrizza la testa del pilota francese, muovendola verso una posizione più naturale.

Al termine della stagione la Honda si ritira dal mondiale.

Per la stagione seguente Senna tenta di farsi ingaggiare dalla Williams, con la quale però ha firmato il rientrante acerrimo rivale Alain Prost, che ha posto il veto su un eventuale ingaggio di Senna per il 1993.

Così il brasiliano è costretto a rimanere alla McLaren, ora dotata del motore clienti Ford 8 cilindri, non all'altezza del Renault 10 cilindri.

1993

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Il 1993 non prometteva meglio per Senna, che con la McLaren motorizzata Ford doveva affrontare la grande favorita Williams, la cui prima guida era diventato il rivale di sempre, l'ormai trentottenne Alain Prost.

Nei primi mesi dell'anno Senna pensò anche al ritiro dalla Formula 1 ("SALUTI E BACI", Autosprint, numero 45 del 1993), per poi firmare un accordo in extremis con la McLaren.

Tuttavia, nonostante l'evidente inferiorità di mezzo, Senna diede vita ad alcune gare spettacolari, in particolare nel Gran Premio d'Europa a Donington Park, una delle più belle vittorie del campione brasiliano: pur sotto l'acqua, che a lui non sembrava arrecare nessun svantaggio, Senna diede spettacolo effettuando quattro sorpassi nel solo primo giro e dominando la gara.

Alla fine s'impose con quasi un minuto e mezzo di distacco su Damon Hill e un giro su Prost.

Nel corso dell'anno, la differenza di qualità e potenza (troppo evidente) si fece sentire e il francese riuscì, a fine anno, a divenire campione del mondo.

Senna fu vicecampione, ottenendo 5 vittorie stagionali.

Tra queste, oltre a Donington, la seconda in carriera nel GP di casa, sempre sul bagnato, aggiudicato con uno splendido sorpasso su Damon Hill; poi, ancora, la quinta vittoria consecutiva (un record) a Montecarlo.

Durante la stagione, la sua McLaren palesò anche alcuni problemi di affidabilità, abbandonandolo a Imola, in Canada, in Ungheria e in Portogallo quando era 2º e a Silverstone quando era 3º (finisce la benzina all'ultimo giro e si classifica 5º).

Concluse la stagione conquistando gli ultimi due gran Premi in Giappone e Australia, la sua ultima vittoria (in cui ottenne l'unica pole della stagione) che coincise con l'ultima gara in Formula 1 del rivale Prost, nell'occasione giunto secondo; i due si abbracciarono sul podio.

Il passaggio alla Williams e l'incidente mortale

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Nel 1994 Senna lasciò la McLaren per trasferirsi alla Williams campione in carica, proprio al posto del ritirato Prost (suo rivale storico).

Da quell'anno il regolamento vietava tutti i dispositivi elettronici (come le sospensioni attive e il controllo di trazione), un punto di forza della Williams nel 1992 e 1993.

Ma la monoposto progettata da Adrian Newey non era solo meno competitiva che in passato; era anche troppo stretta nella zona dell'abitacolo, e Senna faticava a calarvisi e di conseguenza faticava nella guida.

La vettura era inoltre instabile e difficile da guidare, a causa dell'eliminazione dei dispositivi elettronici.

Senna cominciò i lavori di collaudo, ma sarebbe servito del tempo per sistemare i problemi; è con questi presupposti che cominciò il mondiale.

Dopo una partenza difficile (due ritiri nelle prime due gare, vinte da un giovane Michael Schumacher su Benetton Ford, nelle quali aveva tuttavia conquistato la pole) Senna affrontò la terza gara, il Gran Premio di San Marino, cogliendo nelle prove la terza pole position di fila.

Ma a caratterizzare la gara sarà ben altro; le prove, cominciate in malo modo il venerdì con l'incidente di Rubens Barrichello alla variante bassa (senza gravi conseguenze), e funestate dall'incidente mortale di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve il sabato, segneranno profondamente lo stato d'animo del campione brasiliano e porteranno Ayrton a correre con la bandiera austriaca nella sua monoposto per sventolarla in caso di vittoria in segno di solidarietà (tale bandiera fu poi rinvenuta all'interno dei resti della Williams dopo l'incidente, intrisa del sangue del pilota brasiliano).

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Erano le 14:17 quando al 7º giro, il secondo dopo la ripartenza dietro la safety car (entrata in seguito a un incidente alla partenza che aveva coinvolto JJ Lehto e Pedro Lamy; i rottami delle vetture avevano inoltre provocato il ferimento di alcuni spettatori), Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo.

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Il piantone era stato modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione.

La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, e il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto.

Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì a evitare il muro del Tamburello.

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Le conseguenze risultarono tragiche: l'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Un'altra causa del ridotto rallentamento fu data dalla presenza di un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità.

Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, dal bordo superiore.

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Ciò causò lo sfondamento della regione temporale destra e provocò gravissime e fatali lesioni.

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In seguito il pilota brasiliano perse oltre 3 litri di sangue e, dopo i primi soccorsi a bordo pista prestatigli dall'équipe medica sotto l'occhio vigile del medico della FIA Sid Watkins, fu deciso di trasportarlo via elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna.

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Qui il pilota venne ricoverato nel reparto di rianimazione, dove si accertò che il danno più rilevante era il trauma cranico provocato proprio dal puntone della sospensione; ogni sforzo per salvargli la vita fu vano e Senna spirò alle ore 18,40, all'età di 34 anni, senza aver mai ripreso conoscenza.

Poche ore dopo, la magistratura italiana ordinò l'autopsia sul corpo del campione, nel quale non furono riscontrati altri danni fisici di particolare gravità.

Ciò è spiegabile col fatto che l'angolo d'impatto, di soli 22º, aveva permesso una progressiva dissipazione dell'energia cinetica, prima contro il muretto e quindi nella sabbia.

La cosa non deve destare meraviglia, dal momento che analoghi incidenti ad alta velocità nello stesso punto, come quello di Nelson Piquet nel 1987, quello di Gerhard Berger nel 1989 o quello di Michele Alboreto nel 1991, si erano risolti senza particolari traumi da decelerazione al pilota.

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In Brasile furono proclamati 3 giorni di lutto nazionale, mentre a seguito delle indagini sulla morte del brasiliano, il circuito di Imola fu posto sotto sequestro.

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Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione.

Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16 o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton.

Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione.

Rimpatriata la salma di Senna, questa venne inumata nel cimitero di Morumbi, nella città natale di San Paolo il 5 maggio 1994.

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Sedici fra amici, rivali ed ex piloti lo accompagnarono al luogo della sepoltura: Emerson Fittipaldi, Christian Fittipaldi, Wilson Fittipaldi, Roberto Moreno, Rubens Barrichello, Raul Boesel, Maurizio Sandro Sala (rivale di Ayrton ai tempi dei kart), Alain Prost, Jackie Stewart, Johnny Herbert, Thierry Boutsen, Gerhard Berger, Michele Alboreto, Hans-Joachim Stuck, Derek Warwick e Damon Hill.

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Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri più veloci in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali).

È partito per 87 volte in prima fila e ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa. Memorabili e ricche di pathos furono le sue vittorie commentate dal famoso telecronista brasiliano Galvão Bueno, che per Ayrton aveva una autentica predilezione.

Proprio Galvão commentò in diretta e con grande emozione, la gara in cui Ayrton perse la vita per la rete televisiva brasiliana Rede Globo.

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Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una chicane.

Furono anche prese misure, sia immediate sia a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall'incidente di Senna non ci sono più stati incidenti mortali.

Sentenza della corte di cassazione

La sentenza 15050 della terza sezione penale della Corte di Cassazione depositata il 13 aprile 2007 rigetta la richiesta di assoluzione piena fatta dall'imputato e conferma la sentenza di prescrizione pronunciata nei confronti di Patrick Head dalla corte d'appello di Bologna il 27 maggio 2005 al termine del secondo processo d'appello con la motivazione che  "dagli atti non emergono in modo evidente ed assolutamente non contestabile circostanze che escludano l'esistenza del fatto, o la sua rilevanza penale".

La suprema Corte ribadisce poi che la Corte d'Appello di Bologna "con motivato giudizio, ha accertato che la causa dell'incidente era riconducibile alla rottura del piantone dello sterzo, che questa era stata causata dalle modifiche male progettate e male eseguite, che tali erronee modifiche andavano ricondotte ad un comportamento colposo, commissivo ed omissivo, di Head, e che l'evento era prevedibile ed evitabile".

In altre parole la Cassazione conferma, spero definitivamente, che secondo la giustizia italiana:

- Fu il cedimento del piantone dello sterzo a provocare l'uscita di pista che fu fatale ad Ayrton Senna nel 1994.

- Il cedimento avvenne perchè il particolare aveva subito modifiche "male progettate e male eseguite".

- La responsabilità (non l'esecuzione materiale) per tali modifiche ricade sul direttore tecnico della squadra Patrick Head.

- Il reato di Patrick Head è estinto per prescrizione.

In altre parole ancora giustizia, intesa come accertamento della verità nero-su-bianco, è fatta!

 Senna e la religione

« Mi ferisce che si dica che credo di essere imbattibile a causa della mia fede in Dio.

Ciò che voglio dire è che Dio mi dà la forza e inoltre che la vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a mantenerlo con cura.»

Il rapporto profondo di Ayrton Senna con la religione aveva radici lontane derivanti dalla sua famiglia, in particolar modo dall'educazione ricevuta dalla madre. Nella sua valigetta personale Senna portava con sé la Bibbia e prima di ogni partenza ne leggeva un passo.

In una intervista, dichiarò di aver visto Dio accanto a lui, sullo schieramento di partenza del Gran Premio del Giappone del 1988.

Sulla sua tomba, a San Paolo del Brasile, è scolpita una citazione dalla Lettera dell'apostolo Paolo ai Romani 8,39: «Nada pode me separar do amor de Deus», in italiano Niente mi può separare dall'amore di Dio.

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Influenza di Senna nel cinema e nella musica

Lucio Dalla ha dedicato nel 1996 a Senna la canzone Ayrton.

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Dopo la morte di Ayrton Lucio Dalla Ha deciso di dedicare questa canzone al "grande"

"Ayrton"

Testo e Musica di Paolo Montevecchi

Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
e corro veloce per la mia strada
anche se non è più la stessa strada
anche se non è più la stessa cosa
anche se qui non ci sono piloti
anche se qui non ci sono bandiere
anche se qui non ci sono sigarette e birra
che pagano per continuare
per continuare poi che cosa
per sponsorizzare in realtà che cosa.
E come uomo io ci ho messo degli anni
a capire che la colpa era anche mia
a capire che ero stato un poco anch'io
e ho capito che era tutto finto
ho capito che un vincitore vale quanto un vinto
ho capito che la gente amava me
potevo fare qualcosa
dovevo cambiare qualche cosa.
E ho deciso una notte di maggio
in una terra di sognatori
ho deciso che toccava forse a me
e ho capito che Dio mi aveva dato
il potere di far tornare indietro il mondo
rimbalzando nella curva insieme a me
mi ha detto "chiudi gli occhi e riposa"
e io ho chiuso gli occhi.
Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
e corro veloce per la mia strada
anche se non è più la stessa strada
anche se non è più la stessa cosa
anche se qui non ci sono i piloti
anche se qui non ci sono bandiere
anche se forse non è servito a niente
tanto il circo cambierà città
tu mi hai detto "chiudi gli occhi e riposa"
e io adesso chiudo gli occhi...

Senna viene citato nella canzone Marmellata #25 del cantante Cesare Cremonini.
Senna viene citato nella canzone Victory del rapper francese Soprano.
Senna viene citato nella canzone Strano Italiano del rapper italiano Nesli, prodotta nel 2004.
Il gruppo italiano degli SHW ha dedicato un brano al pilota, intitolato ADS (Ayrton Da Silva).
In occasione del Gran Premio del Brasile 2010, è stato presentato, per il lancio internazionale in grande stile, il film sulla sua vita, intitolato Senna.
Un'altra canzone dedicata a Senna è "Saudade" di Chris Rea.

Curiosità

Senna spesso dava in beneficenza parte dei guadagni che accumulava grazie alla sua attività di pilota.

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La sua opera di carità è stata rivelata solamente dopo la sua morte; è stata la sorella a dichiarare e a svelare queste donazioni che il pilota tenne sempre nascoste mentre era in vita.

Nel testamento del campione brasiliano, grosse somme sono state destinate a opere di beneficenza.

Tale generosità rivive nella Fondazione Ayrton Senna, un ente senza scopo di lucro creata proprio dalla sorella Viviane al termine della stagione 1994 e che dà la possibilità ai ragazzi brasiliani meno abbienti di studiare e di sviluppare le loro abilità e talenti.

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Nel 1994 circolavano insistenti voci che volevano Senna alla Ferrari dal 1995.

Esistono diversi documenti che confermano le trattative, più volte arenatesi, per un matrimonio tra la Scuderia del Cavallino e il pilota brasiliano.

Milton Da Silva, padre di Ayrton, dichiarò che il figlio, visti i buoni rapporti con Giancarlo Minardi e i componenti del suo Team, avrebbe espresso il desiderio, a fine carriera, di correre per un anno e a titolo gratuito a bordo di una Minardi, per dare una mano al team nello sviluppo della loro vettura.

Dopo la sua morte la nazionale brasiliana di calcio gli dedicò il mondiale vinto nel 1994.

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La famiglia della madre di Ayrton, donna Neide Senna, era di origine napoletana.

I colori e disegni del suo casco furono poi ripresi da suo nipote Bruno Senna per commemorare suo zio.

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A partire dal 1995, il team Williams ricorda Ayrton su ognuna delle sue vetture, sfoggiando nell'alettone anteriore il marchio dei suoi prodotti "Senna Driven To Perfection".

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Il fotografo Angelo Orsi, collaboratore del settimanale Autosprint e amico di Ayrton, è stato l'unico a ritrarre il volto del pilota durante i soccorsi successivi all'incidente fatale.

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Tuttavia, egli ha deciso di non pubblicare né mostrare mai a nessuno tali foto, non cedendo nemmeno alle richieste della fidanzata di Ayrton, Adriane Galisteu.

Senna viene inserito nell'introduzione televisiva giapponese della Formula 1, ogni volta in cui il gran premio si svolge in Giappone.

Ayrton è stato un aeromodellista, oltre che pilota di aerei.
Amante del volo in tutte le sue forme, ha volato sul Mirage III biposto.

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Fu nominato pilota da caccia onorario della Força Aérea Brasileira.

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Frasi celebri di Ayrton Senna

"Correre, competere, è nel mio sangue, fa parte della mia vita"

"Se una persona non ha piu' sogni, non ha piu' alcuna ragione di vivere. Sognare e' necessario anche se nel sogno va intravista la realta'. Per me e' uno dei principi della vita." (Marzo 1989)

"Le corse sono fatte così, a volte finiscono subito dopo il via, a volte a sei gire dalla fine. " (Giappone, 1990)

"Sono un privilegiato, ho sempre avuto una vita molto bella.

Ma tutto quello che ho ottenuto dalla vita l’ho guadagnato con l’impegno e il desiderio fortissimo di raggiungere i miei obbiettivi , di vincere, nella vita, non come pilota.

Perciò lasciate che vi dica che chiunque voi siate nella vita, sia che siate al livello più basso, o al più alto, dovete avere una grande forza e una grande determinazione e dovete affrontare qualsiasi cosa con grande amore e fede in Dio e un giorno raggiungerete i vostri obiettivi e avrete successo."

"C'è una certa dose di rischio nelle corse automobilistiche e la F1, come sapete, fa parte di queste corse.

Così quando guidi, fai le prove o corri sei esposto a dei rischi.

Ci sono rischi calcolati e altri che provocano situazioni inaspettate.

E tu puoi non esserci più, cosi, in una frazione di secondo.

In questo modo capisci che tu non sei nessuno.

All'improvviso la tua vita può finire.

Ciò fa parte di questo mestiere, o lo affronti da professionista, in modo distaccato o altrimenti lasci perdere e smetti e si da il caso che io ami troppo quello che faccio per lasciare semplicemente perdere; non posso è parte della mia vita."

"Che cosa si aspettavano che facessi? Eravamo praticamente appaiati, per restagli dietro in quel punto avrei dovuto sollevare il piede dal gas, non eravamo ancora al punto di frenata.

E io sono un pilota." (Imola, 1989)

"Non esiste curva dove non si possa sorpassare."

"Non saprete mai come si sente un pilota quando vince. Quel casco nasconde sentimenti incomprensibili."

"Quello che posso dire è che la Ferrari per me resta un mito."

"I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità."

"Io voglio vincere sempre. L'opinione secondo cui la cosa importante è competere è un assurdità."

"La pole position è come una gara di cento metri. Dai tutto quello che hai, in quel minuto, minuto e mezzo, trattenendo il fiato in certe curve, non respirando per bilanciare meglio la vettura, per aumentare la sensibilità.

La carica di adrenalina è incredibile, da un secondo all'altro. Credo che sia il momento più grande, il più forte, il più alto... Ne ho già ottenute 52 e spero di conquistarne ancora.

Ogni volta che ottengo una pole position, mi sento rinascere e voglio accaparrare la prossima, anno dopo anno, pole dopo pole"

"In parte perché ho ancora tempo davanti a me, sono certo che un giorno guiderò una rossa Ferrari, è uno dei miei sogni."

"Ho bisogno di fare qualcosa di speciale. Ogni anno qualcuno vince un titolo. Io voglio fare di più."

"Non sono una macchina, non sono imbattibile; semplicemente l'automobilismo fa parte di me, del mio corpo. Quattro ruote, un sedile, un volante.

E' questa la mia vita sin dalla più tenera età"

"Se un giorno dovessi avere un incidente che mi dovesse costare la vita vorrei che fosse sul colpo. Non vorrei passare ore a soffrire in ospedale o passare il resto della vita in una sedia a rotelle. Io voglio vivere intensamente perché io sono una persona intensa."

Hanno detto di lui

Ecco Ayrton raccontato da chi ci ha corso contro e da chi l'ha solo visto gareggiare

Alain Prost:

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Ayrton è un pilota dalle immense qualità. Se devo essere onesto, non riesco a trovargli un difetto. (1988)

L'arrivo di Ayrton mi costrinse a cambiare certe abitudini, improvvisamente le riunioni tecniche divennero molto più lunghe, e non era ancora sufficiente, perché spesso, dopo cena, Ayrton tornava in circuito, a controllare il lavoro dei meccanici. (1988)

Ora come ora lui insegue una cosa sola: il titolo mondiale. Pensa solo a quello, vuole solo quello, sogna solo quello.

Questo gli dà una determinazione spaventosa.

E io che gli sto vicino me ne accorgo perché lui è sempre al massimo del rendimento dal venerdì mattina quando comincia le prove fino alla domenica pomeriggio quando taglia il traguardo.

Senna è più bravo di me col turbo, lui riesce a sfruttare meglio la pressione, sa dosarla meglio, forse ha il piede più sensibile del mio, non lo so.

Lucidamente sono arrivato ad una conclusione: che contro Senna in questo momento non c' è niente da fare e allora tanto vale che se lo vinca lui il mondiale '88. (dopo il GP del Belgio 1988)

E’ un pilota senza onore, non è bello battersi con lui. (1989)

Non lo sopporto, sembra che dorma nei box: quando io me ne vado, lui rimane. Quando arrivo al mattino lui è già lì.

Io non sono preparato a lottare con degli irresponsabili che non hanno paura di morire; Ayrton ha un problema: pensa di non potersi ammazzare perché crede in Dio.

La vittoria nel Campionato è molto più importante per lui che per me. Forse è l'unica cosa che gli importa nella vita. Certo è un pazzo. Come uomo non vale niente.

Bisogna distinguere i giudizi sull’uomo e quelli sul pilota. Senna è oggi il miglior corridore in pista. Mille volte superiore a Mansell, ma umanamente non esiste.

E’finito… Preferirei non dire altro. Parlo sempre troppo. (1992)

In onore di Ayrton non salirò mai più su una vettura di Formula 1. Lui era l'unico che rispettavo.
(Ipocrisia a parte, Alain non mantenne la promessa facendo il tester per la McLaren)

Enzo Ferrari, nel libro "Piloti, che gente"

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La stella nascente è senza dubbio Ayrton Senna Da Silva. Brasiliano, giovane, audace esibizionista ogni tempo. Al coraggio unisce un talento tecnico che sta affinando e che lo porterà lontano.

Luca di Montezemolo:

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E' stato uno tra i più grandi campioni di tutti i tempi, il più bravo degli ultimi anni, intelligente, spietato in gara, meticoloso, capace e mai soddisfatto nella messa a punto della vettura, abilissimo nel trattare affari e ottimo regista di se stesso.

Nelson Piquet:

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Questa è una brutta notizia non solo per lo sport, ma anche per la nostra nazione.

Non c'è nessuno a questi livelli in F.1. Egli era il miglior pilota, molto determinato, e questa è veramente una brutta perdita.
(Ma non era un pervertito pericoloso e incapace?)

Frank Williams:

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La sua perdita è impossibile da quantificare, tutti quelli che lo hanno conosciuto, in qualsiasi circostanza, hanno compreso che hanno perso qualcosa di veramente speciale, una magnifica persona.

Tutto ciò che posso dire di lui è che l'Ayrton uomo era sinceramente migliore e più straordinario di quello che guidava la macchina.

Un ragazzo molto intelligente che quando parlava con te di affari era in grado di prevedere costantemente gli sviluppi della conversazione, dovunque la portassi. Era uno sfida, trattarci, quanto per i suoi rivali cercare di batterlo.

A proposito di Ayrton ho in serbo un sogno mai realizzato: quello di vederlo lottare con Schumacher, con vetture diverse ma con lo stesso motore Renault, sull'arco di un campionato.

Che battaglia sarebbe stata! Se Ayrton fosse vissuto ancora avrebbe vinto il mondiale 94.

Ne sono convinto; e nel 95 Ayrton e Michael si sarebbero battuti fino alla fine, all'ultimo giro dell'ultimo gran premio. E il vantaggio finale sarebbe andato a Senna.

Jackie Stewart:

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Senna era uno dei più grandi talenti che sia mai vissuto nelle competizioni a motore.

Ron Dennis:

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Ayrton Senna era un pilota straordinario. La sua abilità, astuzia, sottigliezza e il suo coraggio erano di una grandezza tale che egli ha segnato questa generazione di piloti.

[Quando andò alla Williams] Era come se venisse ceduto in prestito temporaneo. Era quello che sentivo, era quello che sentiva anche lui. Non ci furono accordi formali, ma lui sarebbe tornato. Non era una cosa impossibile.

Per noi era meglio ricostruire il team. Per lui era meglio che andasse via, che continuasse a vincere e che tornasse cambiato come persona. Penso che sarebbe rimasto a lungo in F1 e quando, alla fine, si sarebbe ritirato, lo avrebbe fatto su una McLaren. Di questo sono assolutamente certo.

Entrambi [Senna e Prost] volevano vincere, entrambi sapevano che la nostra filosofia era fornire a ciascun pilota lo stesso equipaggiamento e che volevamo avere due prime donne.

La competizione all’interno del team era fantastica per il team stesso. Naturalmente le loro personalità erano molto diverse e, inevitabilmente, questo portò a qualche attrito occasionale.

Non sono una persona particolarmente emotiva, ma questi ragazzi [Senna e Prost] hanno dato tutto. Davano sempre il cento per cento in pista e anche ai box. Questo dà l’idea delle loro personalità, e quando due persone ragionano, due persone che mi piacevano molto e delle quali mi preoccupavo molto, questo non può che provocarti emozioni.

Ci furono periodi molto difficili nella sua carriera in F1, periodi con i quali lottò, che non avevano nulla a che fare con la competitività o con la mancanza di competitività, ma piuttosto con la politica dei Gran Premi.

Ad un certo punto aveva deciso di ritirarsi. Non gli ho mai detto di non farlo. Ne parlammo insieme, discutemmo delle alternative e alla fine la sua passione per le corse ebbe la meglio sugli aspetti che non gli piacevano in questo sport. Solo una cosa disprezzò sempre: la politica.

Nigel Mansell:

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Ayrton ed io abbiamo condiviso qualcuna delle corse più eccitanti di sempre, ed è impossibile spiegare con parole quale triste perdita questa sia per le corse.

Emerson Fittipaldi:

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La vita di Ayrton Senna era un esempio di dedizione ed amore per lo sport, che pochi atleti hanno avuto a livello internazionale. Il mondo ha perso il più grande atleta della storia delle competizioni motoristiche ed io ho perso un grande amico.

I Gran Premi non saranno mai più gli stessi senza Ayrton.

Michael Schumacher:

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Pensare che non avrei più rivisto Ayrton, né parlato con lui, e che non saremmo mai stati più avversari sulle piste di tutto il mondo, mi procurò uno stato di depressione che durò per due settimane.

So che se lui fosse stato qui non sarebbe andata così. (Dopo la conquista del suo primo titolo, Adelaide 1994)

Penso che Ayrton mi considerasse come il pilota con cui in futuro avrebbe dovuto confrontarsi. Tra noi c’è stato qualche screzio, ma nulla di più. E’ normale che un campione più anziano, che vanta una posizione consolidata, voglia tenere a distanza un giovane emergente. E d’altra parte trovo normale reagire come ho fatto io.

Credo comunque che negli ultimi tempi avesse iniziato ad accettarmi, così come io col tempo avevo imparato a conoscerlo e a condividere certe sue azioni.

Senna era il più grande, non ci sono paragoni che reggano.

Non cerco una vittoria per questo motivo, perché non penso che sarò mai alla sua altezza. (Prima di Monaco 2000, lanciato verso il terzo titolo)

Rubens Barrichello:

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Quando mi sono ripreso nel centro medico dopo il mio incidente, la prima faccia che ho visto è stata quella di Ayrton, con le lacrime agli occhi.

Non avevo mai visto Ayrton così, prima.

Ho avuto l'impressione che vivesse il mio incidente come se fosse successo a lui.

Egli mi ha aiutato molto nella mia carriera, ed io adesso non trovo le parole per descrivere la sua perdita.

Michele Alboreto:

51senna alboreto

Ho vissuto quel giorno in diretta dalla pista.

Ricordo anche quando, ancora seduto in macchina, ho incrociato lo sguardo di Patrick Head: un suo cenno chiaro mi ha fatto capire che Ayrton non c’era più. Non è stato facile continuare il GP.

E’ stata una giornata davvero difficile.

In me è ancora vivissimo il ricordo del volo da Monaco al Brasile, per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, insieme con Thierry Boutsen, Emerson Fittipaldi, Alain Prost.

Il nostro volerci essere in quel giorno è la dimostrazione più chiara di quanto tutti noi stimassimo Ayrton.

In fondo, a pensarci bene, non c’era d’aspettarsi nulla di diverso dall’assoluzione…

In ogni caso, al di là del processo, nessun tipo di sentenza avrebbe potuto ridarci Ayrton Senna, farlo tornare in vita e questa, purtroppo, è la cosa fondamentale..

La Formula uno va avanti. Di Senna ci resta il ricordo di un campione che di sicuro non ha sbagliato.
(dopo la sentenza del "processo Senna")

Jo Ramirez:

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Fin dalla primissima volta che Ayrton guidò la macchina, era ossessionato da Alain. Voleva sapere quale alettone avesse, quali sospensioni anteriori, quali pneumatici.

Ogni volta che entrava ai box, la prima cosa che chiedeva era cosa avesse fatto Alain. Sempre. Non si preoccupava di nessun altro. Alain era il numero uno e sconfiggerlo era l’ossessione di Ayrton.

Gordon Murray:

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Ho lavorato con Senna alla strategia di gara. Amavo la strategia di gara, proprio come lui. Senna era uno stratega perfetto. In questo non aveva antagonisti: io gli davo le indicazioni via radio e lui era semplicemente brillante.

Ne ridevamo spesso insieme. Io controllavo chi entrava, chi usciva, chi andava veloce e lui cercava di strappare il miglior tempo. Secondo me, dopo Jim Clarck c’è stato solo lui.

Era assolutamente implacabile con gli avversari.

Viviane Senna (sorella di Ayrton):

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In questi ultimi sei anni ho dovuto imparare a vivere senza Ayrton. Non penso che potrò mai accettare del tutto la sua morte. Ma devo girare pagina, battermi conro il dolore.

La Fondazione [la Ayrton Senna Foundation Ltd] è un po’ il risultato di questa mia accettazione. Quando era vivo, Ayrton ha fatto molte cose positive per il suo Paese e noi continuiamo su questo cammino.

Spesso discutevamo dei problemi del Brasile, da un punto di vista sociale più che politico.

La Fondazione era un’idea di Ayrton: voleva dare una possibilità ai bambini, in modo che potessero crescere, proprio come me e te, e questo è il nostro fine.

Jody Scheckter:

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Il mondo della F1 ha subito una perdita tremenda perché era probabilmente il miglior pilota di tutti i tempi.

Non solo era veloce, ma anche eccellente quando si trattava di regolare l’assetto della macchina. Pochissimi piloti hanno entrambe queste qualità.

Pensare che siano passati sei anni è incredibile. E’ come se fosse successo ieri…

Derek Warwick:

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Sono rimasto colpito da come la gente è rimasta toccata dalla sua morte. Il giorno dopo il GP sono andato a trovare un amico che lavorava in un cantiere.

I ragazzi che lavoravano con lui, molti dei quali non avevano mai visto un Gp in vita loro, sembravano annientati. Sono andato al suo funerale ed è stato allora che mi sono reso conto che non era solo un pilota di F1, ma anche un Dio.

Patrick Tambay:

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Proprio come Gilles, Ayrton, se proprio doveva lasciarci in quel giorno, l’aveva fatto nel modo più drammatico, ma anche nel più forte e più “bello”: mentre era in testa a un GP, davanti a tutti i suoi avversari e davanti a milioni di telespettatori, facendo il suo sport, il suo mestiere, la sua passione, al culmine della sua arte…

Per tutti quelli che ci hanno lasciati prima e dopo di lui - Gilles, Didier, Ronnie, Gunnar, Patrick, Giancarlo, Roland - dobbiamo sempre avere un pensiero commosso e rispettoso.

Martin Brundle:

58senna brundle

Di tutti i piloti con i quali ho corso, il migliore era sicuramente Senna. Nessun dubbio. In termini generali, Michael [Schumacher] gli si avvicina abbastanza e in questa classifica virtuale Mika [Hakkinen] si piazza secondo. In fatto di talento naturale, innato, divino, Ayrton è ancora il numero uno.

Nigel Stepney:

59senna stepney

Ayrton e Michael Schumacher sono un altro pianeta.

Quando Ayrton è arrivato alla Lotus aveva qualcosa di speciale, misterioso.

Era un enigma. Apparentemente sono persone come tutte le altre, ma hanno qualcosa di particolare.

Non so cosa sia. Arrivano, danno un’occhiata e sanno cosa devono fare.

Entrambi sono calmi ed entrambi trasmettono fiducia nelle persone con cui lavorano.

I piloti dicono sempre: ‘questo non va bene, quello nemmeno’.

Ma quando a dirvelo è un grande, potete essere certi che c’è davvero qualcosa che non va.

Ayrton non raccontava storie!

Johnny Herbert

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Ha cambiato profondamente le corse; ha innalzato la preparazione fisica necessaria per la F1 su un'altro livello.

Prima di Senna, il problema riguardava lo sfruttamento delle gomme, tenendo d'occhio le gomme potevi sederti e fare una passeggiata giro dopo giro.

Ma il suo stile era attaccare, attaccare, attaccare, come uno sprinter per tutto il tempo, così il livello di preparazione fisica è dovuto diventare molto più elevato.

La sua determinazione a diventare campione del mondo era completamente diversa da quella chiunque altro.

Io ammiravo il modo in cui era il miglior pilota nelle qualifiche e altrettanto nei gran premi.

Era uno dei piloti più completi che io abbia mai conosciuto.

Quando è morto è stato come se qualcuno ti venisse portato via, via dalla propria famiglia.

Fu uno shock totale per il sistema.

Io penso ancora a lui, mi manca ancora.

Era un ragazzo davvero grande.

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